Si nota molto di più nel periodo estivo, tradizionalmente quello in cui si va in vacanza, che utilizziamo di più i nostri account personali per qualsiasi cosa riguarda il nostro tempo libero, perché “sono i miei profili personali e li uso come voglio”. Questa visione però è un po’ miope, soprattutto se siamo figure con ruoli importanti, che siano sul lavoro o in un’associazione, perché nell’epoca dei social, ognuno di noi è “personal branding” e attraverso quello che dice e pubblica sui suoi profili personali, si costruisce e palesa parte della sua competenza e credibilità.

Generalmente crediamo che questo tipo di atteggiamento sia appropriato per quelle persone in cerca di occupazione, che “devono comportarsi bene sui social perché il potenziale datore di lavoro, li va a vedere”, ma vale e come se vale, anche per ognuno di noi, che abbiamo già un lavoro. Molte grandi aziende ormai hanno stilato la social media policy dettando regole anche per l’uso personale dei social, cosa posso o non posso pubblicare, e non solo ad informazioni legate alle strategie aziendali. Se sono AD di un’azienda, un ente, e pubblico le mie foto al mare, oppure mi lascio andare a commenti saccenti in merito a persone o eventi, o ancora manifesto la mia stizza per qualcosa successo sul lavoro o a casa, non mi fa onore e soprattutto lede la mia immagine come professionista indipendente che sia un lavoratore autonomo o dipendente, pur sempre di professionisti si parla.

Con questo non si vuole porre la totale censura sull’uso personale dei social o trasformare gli account personali in prolunghe del nostro lavoro, ma tenere un profilo morigerato e “usare sempre il buon senso” sarebbe preferibile. Nell’era del lavoro sempre meno indeterminato, bisogna contare sempre di più sulla propria immagine, competenza, autoformazione, considerarsi sempre “sul mercato” e i social in questo ci possono dare una grande mano, se però li utilizziamo con un po’ più di malizia professionale e non limitiamo questo comportamento a Linkedin, il social business oriented per eccellenza, ma usiamolo per tutti.

Stefania Milo